Adria

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE  

 TripAdvisor

 Via Badini, n. 59 -  45011 Adria (RO)
  tel./fax 0426-21612  sar-ven.museoadria@beniculturali.it
  Direzione: Giovanna Gambacurta

N.B. A seguito dell'entrata in vigore del D.P.C.M. 29 agosto 2014 n. 171 (c.d. "Riforma Franceschini"), i Musei Archeologici Nazionali del Veneto afferiscono ora al Polo Museale del Veneto, Piazza San Marco 63 - 30124 -Venezia; tel. 0412967611; e-mail: pm-ven@beniculturali.it  - e-mail certificata: mbac-pm-ven@mailcert.beniculturali.it

 Adria - vetrina dei vetri


  • Orari, prezzi e altre informazioni
  • Descrizione
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Orari, prezzi e altre informazioni:

Ente competente: Polo Museale del Veneto Apertura: tutti i giorni, tutto l'anno. Chiusura nei giorni I Maggio, 25 Dicembre e I Gennaio (per eventuali aperture straordinarie in queste date contattare direttamente  il museo - 042621612)
Orario (dal 1 maggio al 30 giugno 2015): Dal lunedì al sabato, e la prima domenica del mese: 8.30-19.30 (chiusura della biglietteria ore 19.00); le restanti domeniche: 14.00-19.30

AGGIORNAMENTO: a partire dal mese di luglio 2015, il Museo rimarrà chiuso solo nella mattina dell'ultima domenica del mese (orario d'apertura 14.30-19.30). Tutti gli altri giorni, domeniche e festivi inclusi, il Museo osserverà il consueto orario (8.30-19-30)


Prezzo del biglietto: intero € 4; ridotto € 2 per ragazzi di età compresa tra 18 e 25 anni e insegnanti, gratuito per scolaresche e cittadini UE di età inferiore a 18 anni, forze dell'ordine. Gratuito per tutti ogni prima domenica del mese
Guida del museo: sì, ma non acquistabile in museo
Accesso ai disabili: sì
Servizi didattici e visite guidate: presenti, su prenotazione. Vai alla sezione Servizi educativi e scarica i moduli
Biblioteca: sì, consultabile previo accordo con il responsabile
Laboratorio di restauro: no 


 Descrizione

Il Museo nasce nel 1904 come Museo Civico dopo l'acquisto, da parte del Comune di Adria, della storica collezione di antichità locali raccolta in più di 150 anni dalla nobile famiglia dei Bocchi.
Dalla originaria sede nelle scuole elementari, il Museo si trasferì nella sede di Palazzo Cordella, nel cuore della città dove rimase fino al 1961, quando le collezioni, di molto ampliate da scavi e ricerche nell'ambito cittadino, furono trasferite nella sede attuale. L'edificio, appositamente progettato, è situato al centro del ‘Pubblico giardino' della città di Adria, è stato  oggetto di radicali interventi di ampliamento e di riallestimento, promossi dalla Soprintendenza, che hanno portato gli spazi espositivi a più di 1100 mq.
Il Museo illustra la straordinaria storia antica di Adria, città portuale sorta nel VI secolo a.C. lungo un ramo del Delta del Po, tanto importante da dare il nome al mare Adriatico, e rappresenta il fulcro di tutte le attività di ricerca archeologica ad Adria e nel Basso Polesine.
Quale sede dipendente della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto svolge inoltre attività di tutela archeologica del territorio.

Entrando in museo il visitatore inizia un ‘viaggio' scandito dai colori delle sezioni e dai disegni che ricostruiscono gli scenari, oltre che dai numerosi reperti esposti nelle vetrine. Questa esperienza è resa possibile anche grazie all'intelligente passione della famiglia adriese dei Bocchi che, tra fine ‘700 e ‘800, raccolse, documentò e conservò gran parte del patrimonio confluito nelle collezioni del museo, alla cui opera è dedicata una piccola sezione alla fine del percorso.

 Il ‘viaggio ideale' inizia nell'ambiente del delta del Po, che oggi si definisce Basso Polesine, e che era caratterizzato da una linea di costa più arretrata dell'attuale, ma anche allora ricca di aree paludose e acquitrini in corrispondenza delle foci del Po di Adria e del Canal Bianco-Tartaro.

Un antico viaggiatore avrebbe trovato un territorio popolato già dall'età del bronzo medio recente (XV-XIII sec. a.C.), ma solo con il VI secolo a.C. gli si sarebbero presentati punti di approdo e villaggi finalizzati al commercio sulla costa in corrispondenza di Contarina e di San Basilio di Ariano Polesine, da dove provengono la famosa statua bronzea di Eracle cacciatore e i materiali veneti etruschi e greci esposti.

L'itinerario prosegue fino ad incontrare Adria, la città principe di questo territorio, famosa per il suo sviluppo commerciale ed economico al punto da dare il nome all'intero mare Adriatico. Il plastico di un'abitazione etrusca, attrezzata anche a laboratorio artigianale, introduce nel quotidiano degli antichi abitanti di questa città, dove convergevano viaggiatori e mercanti dal mondo greco e greco-ionico, fenicio, etrusco, italico.

Le manifestazioni religiose richiamano culti di origine lontana, come quello di Apollo, fi gura del pantheon greco, ricca di prerogative, da protettore delle arti a medico, da dio della bellezza a divinità oracolare, capace di far conoscere agli uomini l'oscuro volere divino.

Oggetti ed iscrizioni documentano questa compresenza multietnica tipica di un grande porto, in cui si scambiavano merci pregiate, con una particolare attenzione per la ceramica attica a figure nere e rosse importata da Atene, vero patrimonio di questo museo.

Tra i capolavori esposti, la grande lekythos a figure nere con l'apoteosi di Eracle, anche questo eroe di un mito evidentemente ben noto agli adriesi

Attraversata la città, è il mondo dei morti a raccontarci le caratteristiche di questa società, dalle sepolture più ricche a quelle più modeste, in cui uomini e donne si distinguono per le loro specifiche funzioni e attività.

Nelle sepolture più antiche la incinerazione e la inumazione si alternano senza un ordine apparente, i personaggi maschili più in vista possono dotarsi di corredi ricchi di ceramica greca e bronzi etruschi a comporre servizi per il banchetto funebre, mentre alle signore non mancano gioielli in ambra, argento e bronzo, oltre ai preziosi portaprofumi in vetro colorato.

Tra le tombe di epoca ellenistica (III sec. a.C.), tutte ad inumazione, spicca il magnifico contesto della tomba della biga, sepoltura di un carro in cui furono sacrificati tre cavalli, due aggiogati ed uno da corsa, forse per il funerale di un giovane principe.

In questa stessa epoca le sepolture femminili sono arricchite da gioiellerie di produzione etrusca, alcune con un'acconciatura singolare formata da anelli d'argento rinvenuti in numero dispari attorno al capo delle signore, altre con ricchi monili in ambra e in oro, impreziositi dalla tecnica etrusca della decorazione a granulazione.

Dopo le ultime monumentali sepolture degli inizi del II sec. a.C., che indicano la partecipazione ampia e collettiva ai funerali dei personaggi socialmente eminenti, una scala conduce al piano sottostante, per la prosecuzione della visita.

Il ‘viaggiatorevisitatore' è accompagnato nella discesa da una parete curva a supporto di un gruppo di anfore di diverse tipologie, che sono in questo periodo, tra II e I sec. a.C., il simbolo di una nuova organizzazione commerciale e sociale, per l'aprirsi di nuove rotte commerciali e per il progressivo affermarsi della potenza romana anche su questo territorio.

Ai piedi della scala si entra nella sezione della ‘romanizzazione', quando, tra II e I sec. a.C., la gestione del territorio e la fisionomia della città si trasformano.

A seguito dell'avvento di Roma nell'Emilia Romagna e nel Veneto, le città assumono caratteri monumentali. Dai romani si apprende la razionale suddivisione del territorio agricolo, con l'impostazione delle centuriazioni e la stesura di una rete stradale, in cui Adria si inserisce con il passaggio della via Popillia, documentato dal famoso miliare di Popillio Lenate, e con quello della via Annia, verso Padova.

In questo periodo Adria si dota di edifici monumentali, come attesta il bel frammento di statua panneggiata dall'area dell'Ospedale, che conferma la presenza di un edificio templare, già descritto nelle memorie e nei disegni Bocchi.

Le sepolture segnano il passaggio ad un rituale funerario incineratorio, più sobrio nei corredi. Alla città viene assegnato lo status di municipium iscritto nella tribù Camilia.

In epoca imperiale la costruzione di edifici monumentali adotta anche pietre di importazione, così come accade in tutte le città romane da Augusto in poi, quando ogni angolo dell'impero deve riflettere la solidità del potere.

Appartengono a questo periodo i frammenti di cornicioni, i capitelli, le decorazioni architettoniche, ma anche un bel pavimento a mosaico bianco e nero che lascia trasparire il lusso delle domus delle famiglie più agiate.

Gli oggetti del vivere quotidiano, dai più semplici a quelli più pregiati, documentano la vastità dei traffici commerciali.

L'esposizione di tutte le tipologie di marmi utilizzati nella decorazione degli edifici, accanto alla pianta che ne mostra le provenienze, dà al visitatore l'idea dell'ampiezza del bacino commerciale di Adria, centro di grande respiro internazionale.

La ricchezza delle mense è testimoniata dalla varietà del vasellame a pareti sottili e in terra sigillata, per imbandire le tavole dalle più comuni alle più pregiate.

Prestigiosa è la raccolta di vetri, prodotti con le tecniche più diverse, di forme e colori molteplici, esposti in una vetrina destinata a valorizzarne le caratteristiche estetiche.

 Si riconoscono diverse tecniche: dai vetri soffiati a quelli molati e a stampo, dai vetri spruzzati, a canne, a reticolo, fino alle preziose murrine e ai vetri opachi.

 Si distinguono due rare coppe in vetro blu del maestro siro-palestinese Ennione, famoso nell'antichità tanto da firmare le sue opere.

Le sepolture romane, tutte ad incinerazione, accolgono altri magnifici reperti vitrei, alcuni di particolare bellezza come la colombina in vetro blu, ma anche le coppe in vetro color ambra, le coppe a canne, accanto ad oggetti di corredo anche molto semplici.

Le tombe, deposte con la semplice protezione di un'anfora o di laterizi, erano in alcuni casi segnalate da una stele, la lastra in pietra che ricordava il nome del defunto, la sua condizione sociale libera, servile o liberata, a volte la sua origine straniera, a volte l'età della morte.

Si ricompone così un vero e proprio spaccato sociale della città, attraverso le epigrafi esposte nel lapidario, cui si accede da una porta alla fine della sezione delle tombe di epoca imperiale. Il lapidario accoglie anche alcuni importanti documenti iscritti di carattere pubblico, come una dedica a Nettuno, dio del Mare, e una serie di iscrizioni che ricordano le magistrature della città , tra le quali un significativo collegium nautarum.

In uscita dalle necropoli romane, il visitatore torna verso la zona del delta attraverso due centri importanti: Corte Cavanella di Loreo e San Basilio di Ariano Polesine.

A Corte Cavanella si trovava la mansio fossis e a San Basilio la mansio Hadriani, luoghi di sosta e di ricovero delle imbarcazioni lungo la via Popillia costiera.

Il centro di San Basilio ha restituito i più evidenti segni della diffusione del cristianesimo, che coinvolge tra il IV e il VI sec. d.C. l'Italia nord-orientale da Ravenna ad Aquileia, attraverso Torcello e Grado.

Si esce dal museo con un'occhiata agli oggetti più tardi, tra il VI e l' VIII sec. d.C., quando Adria, pur risentendo della crisi, diventa sede vescovile.



Approfondimenti web:
Portale della Provincia di Rovigo:qui     Consulta la scheda in ArcheoVeneto: qui


 


Approfondimenti bibliografici:
S. Bonomi, LA SEZIONE ETRUSCA: ADRIA E IL BASSO POLESINE TRA I SECOLI VI E III A. C., Catalogo del Museo Nazionale di Adria, Rovigo 2008


S. Bonomi, R. Sigolo, L. Zega, LE PIETRE PARLANO: IL LAPIDARIO ROMANO DI ADRIA, Catalogo del Museo Nazionale di Adria, Rovigo 2006


Galleria immagini

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