Altino

MUSEO NAZIONALE E AREE ARCHEOLOGICHE


  via S. Eliodoro 37
  30020 Altino, Quarto d'Altino (Venezia)
  tel./fax 0422 829008   sba-ven.museoaltino@beniculturali.it
  Direzione: Margherita Tirelli   margherita.tirelli@beniculturali.it
 altino olle rett
Museo Altino - Area archeologica est 
  • Orari, prezzi e altre informazioni
  • Descrizione del museo e delle aree archeologiche
  • Approfondimenti web
  • Approfondimenti bibliografici
  • Galleria immagini


Orari, prezzi e altre informazioni:

Ente competente: Soprintendenza peri Beni Archeologici del Veneto
Apertura: tutti i giorni, tutto l'anno. Chiusura nei giorni I Maggio, 25 Dicembre e I Gennaio (per eventuali aperture straordinarie in queste date contattare direttamente  il museo - 0422 829008).
Orario: 8.30-19.30 (chiusura della biglietteria ore 19.00).
Prezzo del biglietto: intero €3; ridotto €1,5 per ragazzi di età compresa tra 18 e 25 anni, gratuito per scolaresche e cittadini UE di età inferiore a 18 anni e superiore a 65 anni
Guida del museo: sì, ma non acquistabile in museo Depliant illustrativo: in omaggio, in 4 lingue
Accesso ai disabili: sì
Servizi didattici e visite guidate: presenti, su prenotazione. Vai alla sezione Servizi educativi e scarica i moduli
Biblioteca: sì, consultabile previo accordo con il responsabile
Laboratorio di restauro: si

Al fine di predisporre la sede dell'attuale Museo Archeologico Nazionale di Altino come struttura parallela a quella del nuovo Museo destinata a fungere da unità di accoglimento, informazione ed esposizione dei reperti musivi collocati nelle limitrofe aree archeologiche, si comunica che il Museo resterà chiuso al pubblico nel periodo 1-31 luglio 2014.


Descrizione:
MUSEO
Il Museo è situato all'interno dell'area archeologica altinate. Il percorso espositivo si distribuisce nelle due sale, lungo il portico che delimita la piazza e nel piccolo giardino del Museo. All'interno delle vetrine distribuite nelle due sale sono esposti essenzialmente i reperti vitrei relativi alla mostra "Altino. Vetri di laguna". A breve termine, presso un complesso rurale in fase avanzata di ristrutturazione, situato nei pressi del Museo, sarà realizzato il nuovo percorso espositivo, molto più esteso e comprendente le sezioni protostorica, romana, tardoantica-altomedievale e quella relativa al santuario. Le aree archeologiche, che costituiscono parte integrante del percorso di visita, recano testimonianza della città romana di Altinum e si estendono immediatamente a Nord e a Est del Museo; nella prima sono mantenuti in luce i resti di uno dei cardini e della Porta urbica settentrionale, costituita da una struttura a due torri con antistanti approdo acqueo e fondazioni di un ponte; nella seconda è visitabile una porzione dell'abitato romano sviluppato lungo uno dei decumani della città, le pavimentazioni a mosaico di alcune abitazioni e una scalinata di approdo.  
Dagli anni ottanta dell'800 studiosi e istituzioni operanti nel Veneto iniziarono ad interessarsi della topografia dell'antica Altino e dei reperti archeologici di provenienza altinate appartenenti alla collezione della famiglia Reali, allora proprietaria del sito. Agli studi si sommò l'esecuzione di alcuni saggi di scavo, mentre ulteriori testimonianze archeologiche della città e delle sue necropoli emergevano a seguito di lavori agricoli e di opere di bonifica. Risultava sempre più evidente e urgente la questione della conservazione di tali numerose e importanti testimonianze. A tale scopo nel 1960, ad opera della Soprintendente Bruna Forlati Tamaro, fu inaugurato il Museo Archeologico Nazionale di Altino, concepito come un piccolo antiquarium all'interno dell'area archeologica. Nel corso dei decenni successivi sono stati operati alcuni interventi di riallestimento pur nella carenza di spazi, tra cui il più recente risale al 2010.
Sala I
Nella Sala I sono esposti quasi esclusivamente monumenti funerari provenienti dalle necropoli altinati:
i grandi monumenti come il mausoleo a baldacchino parzialmente ricostruito sulla parete di fondo della sala;
gli altari cilindrici o ottagonali, che contenevano direttamente le ossa combuste o erano impiegati come coperture delle urne a cassetta;
le stele a pseudoedicola ad uno o più ritratti, poste in origine a coronamento delle urne a cassetta e sulla cui fronte corre di regola l'iscrizione che menziona il nome del defunto e di chi fece erigere il monumento.
Sparsi un po' ovunque nella sala sono elementi decorativi rinvenuti nelle necropoli, come la statua acefala di Icaro.
Dall'area urbana provengono una serie di capitelli e un frammento di cornice esposti sulla parete a sinistra dell'ingresso, mentre sulla parete di fronte sono collocate le meridiane, rinvenute parte nelle necropoli e parte nell'abitato. Sulla stessa parete sono esposte un'ara dedicata a Venere e altre quattro arette che testimoniano dei culti locali: Lucra Merita (Guadagni Meritati), Vetlonia (Vetulonia), Di Inferi (divinità dell'Oltretomba).
A pavimento sono sistemati due mosaici a tessere bianche e nere, uno di fronte alla porta d'ingresso e uno al centro della sala, databili rispettivamente tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C. il primo e al I secolo d.C. il secondo.
In questa sala trovano posto anche due "alberi" per l'esposizione delle anfore, provenienti dallo scavo dei quartieri urbani e delle necropoli.
Nelle quattro vetrine è esposta la mostra "Altino. Vetri di laguna".
Sala II
Anche in questa sala sono esposti quasi esclusivamente monumenti funerari dalle necropoli altinati, databili per lo più al I secolo d.C. Tra le distinte tipologie di reperti conservate nella sala si evidenziano due poderose statue acefale di Giganti, che dovevano coronare la sommità di un monumento funerario della necropoli S-O dell'Annia, una statua femminile panneggiata frammentaria e una statua frammentaria di Dioniso, entrambe in marmo, collocate tutte sulla parete di fondo a sinistra; inoltre, lungo la parete di fondo a destra sono esposti un torso di divinità marina in calcare e una statua frammentaria di Sileno in marmo. Sulle due mensole della parete di fondo sono esposti altri ritratti pertinenti a statue funerarie o racchiusi all'interno di un'edicola o clipeati.
Lungo la parete di fronte alla porta d'ingresso sulla mensola di destra è allineata una serie di teste-ritratto relative a stele o a monumenti funerari, ad eccezione del grande ritratto di dama di età flavia proveniente dall'area urbana.
Sul pavimento della sala sono posti due mosaici a tessere bianche e nere, uno al centro della sala databile nella prima metà del I secolo d.C., l'altro, di minori dimensioni, nello spazio antistante le statue dei Giganti, databile tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C.
Le due vetrine, infine, ospitano una campionatura di ossuari vitrei e relativi corredi tombali emersi dagli scavi delle necropoli altinati; anche questi manufatti partecipano del percorso espositivo "Altino. Vetri di laguna". I gruppi di materiali esposti testimoniano degli usi funerari antichi, sia per quanto concerne la struttura della deposizione sia in merito alla composizione del corredo del defunto.    

AREA ARCHEOLOGICA
All'esterno il percorso espositivo inizia dal lato del portico che fiancheggia il Museo e si apre con tre pannelli esplicativi che trattano il primo della composizione e della funzione dei recinti sepolcrali romani, il secondo della loro collocazione topografica nell'area altinate e il terzo del contenuto delle iscrizioni esposte. L'allestimento si compone di circa una quarantina di monumenti lapidei iscritti di età protoimperiale (I secolo a. C. - II secolo d. C.), che recano indicazioni sulla proprietà e sulle misure dei recinti funerari rinvenuti nelle necropoli altinati della via Annia, della via per Oderzo e della strada di raccordo tra quest'ultima e la via Annia. Presso l'estremità del lato del portico opposto a quello del Museo è esposto un tronco di rovere squadrato rinvenuto nell'area del canale Sioncello e utilizzato probabilmente come rinforzo di sponda. Il percorso termina lungo questo lato con un pannello che illustra la ricostruzione ideale dell'area archeologica altinate.  
Nel giardino di fronte alla porta d'ingresso del Museo sono esposti alcuni elementi relativi al mausoleo a baldacchino cui appartengono i ritratti  esposti nella Sala I.
Tra i diversi reperti collocati lungo la facciata e nel giardino del Museo si trovano alcuni notevoli frammenti di architravi e cornici decorate.
Nel piccolo giardino, dov'è visibile la prosecuzione della strada basolata mantenuta a vista nell'area archeologica Est, è stato ricostruito un recinto funerario in blocchi di trachite  proveniente dalla necropoli N-E dell'Annia.
Area Est
I resti più consistenti esposti nell'area Est si riferiscono al settore nord-orientale della città romana, che nel corso dei secoli ha subito importanti trasformazioni di tipo urbanistico.
Età tardorepubblicana: presso il limite orientale dell'area era attivo, fino all'inizio dell'età augustea, un canale orientato in senso nord-sud, precedente alla realizzazione del decumano, immediatamente visibile dall'ingresso all'area archeologica. Una gradinata in calcare, attualmente esposta all'interno di un abbassamento transennato, fungeva da approdo lungo la sponda occidentale del canale. Accanto a questa struttura sono visibili anche i resti di una grande fondazione in opera laterizia a pianta rettangolare, che si estendeva sotto il decumano.
Età augustea: all'occlusione del corso d'acqua succede la costruzione del decumano porticato, esposto per una lunghezza di circa 40 m, a sud del quale è esposto un prezioso pavimento in lastre di marmo con l'inserzione di un elemento circolare su cui poggia una base marmorea, interpretabile probabilmente come sostegno di un tripode per il culto di Apollo.
II secolo d. C.: la strada viene ricostruita in trachite e secondo un tracciato leggermente deviato rispetto al precedente ma mantenendo il portico sicuramente almeno lungo il lato sud. A nord del decumano sono i posti i resti di una domus con pavimentazione a mosaico: il motivo centrale è costituito dalla raffigurazione di un kantharos in tessere vitree policrome, di cui alcune risultano rivestite di foglia d'oro. Di nuovo lungo il lato nord del decumano ma nei pressi dell'ingresso all'area,  sono esposte le pavimentazioni a mosaico di un'altra domus, di cui si riconoscono: l'ingresso (fauces), con un mosaico che rappresenta una pantera che si abbevera ad un corno potorio, probabilmente a rappresentare l'adesione del proprietario al culto dionisiaco; uno spazio centrale aperto e porticato ai lati (atrium); i vani che si affiancavano all'atrium (alae) e il principale vano di soggiorno della casa (tablinum).
IV secolo d. C.: nel settore settentrionale dell'area, oltre i resti della domus, sono esposte le fondazioni di un imponente edificio a pianta rettangolare, forse a destinazione pubblica con funzione difensiva, ricavate dallo scavo di ampie trincee riempite con basoli e crepidini del decumano sui resti della domus del II secolo d. C.
Area Nord
L'area archeologica coincide con l'estensione di un'insula trapezoidale della città romana delimitata a est dal kardo maximus, a sud dalla prosecuzione del decumano esposto nell'Area Est e nel giardino del Museo, a ovest e a nord da un canale che doveva comunicare con il Sioncello e che lambiva la città. I resti più consistenti si riferiscono ad una delle porte urbiche della città, la settentrionale, e al kardo maximus. Il filare di pini marittimi ripercorre l'andamento del canale che delimitava la città a nord. Lungo la sponda dello stesso canale gli scavi hanno messo in luce una grande struttura in parte porticata e dotata di una banchina di ormeggio, interpretabile come un deposito di merci connesso con un molo fluviale. L'impianto della porta e della struttura porticata risale alla fine del I secolo a. C.
La porta urbica: l'edificio è costituito da una corte centrale a pianta quadrata di 9 m di lato e da due torri quadrangolari presso gli angoli settentrionali; presenta fondazioni in blocchi di arenaria legati da malta e costruite sopra una palificata in grossi tronchi di rovere; l'alzato era in laterizi. Ai lati della porta gli scavi hanno messo in luce un breve tratto delle mura della città, che, però, non si distribuivano lungo tutto il suo perimetro e, pertanto, sia la porta che le mura tendono ad essere interpretate non tanto come un'opera a carattere difensivo, quanto, piuttosto, come un ingresso monumentale alla città. Originariamente l'accesso dall'esterno avveniva attraverso un approdo dal canale che cingeva la città, pertanto il complesso della struttura nell'impianto originale è da interpretare come una porta-approdo.
Il ponte: di poco posteriore alla porta è un avancorpo rettangolare addossato all'interturrio, sostenuto in parte da palificate e in parte dalle riseghe di fondazione delle torri. Esso si interpreta come il basamento di un ponte che attraversava il canale e portava all'esterno della città. Alla fine del I secolo d. C. l'espansione verso nord dell'area urbana determinò l'interramento del canale.      


Approfondimenti web:
Portale della Provincia di Venezia: qui    Consulta la scheda in ArcheoVeneto: per il museo; per l'area archeologica a nord; per l'area archeologica a est del museo

Mostra Altino vetri di Laguna: qui 


Approfondimenti bibliografici:
BAROVIER MENTASTI R., TIRELLI M. (a cura di) 2010, Altino. Vetri di laguna


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DI MAURO A. 2004 (a cura di), Musei e raccolte archeologiche del Veneto, pp. 100-101.


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